venerdì 31 luglio 2015

giovedì 23 luglio 2015

RICORDI

RICORDI CHE VINICIO MI HA FATTO RICORDARE CON MOLTO PIACERE!

Cerro Torre e la prima invernale del 1985

23.07.2015 di Vinicio Stefanello

Attualmente è inverno in Patagonia. Esattamente 30 anni fa, nel luglio del 1985, Paolo Caruso, Maurizio Giarolli, Andrea Sarchi ed Ermanno Salvaterra hanno effettuato la storica prima invernale del Cerro Torre lungo la 'Via del Compressore' aperta da Cesare Maestri sulla cresta Est. Ecco il breve filmato di quei giorni in parete che hanno aggiunto, come molte altre, un importante capitolo alle storie patagoniche.

Il grande condor scivola nel vento. Unico, silenzioso, testimone di quel che accadde e accadrà. "Molla tutto…": inseguito da un'imprecazione il saccone è inghiottito dall'abisso e scompare, senza rumore, nel buio della sera. Una corda scambiata, parole fraintese, confuse dal vento: un gesto ripetuto all'infinito, sempre uguale, si è tramutato in un errore. Anzi, un orrore per i tre alpinisti sulla Exocet. Hanno perso viveri, vestiti, sacchi a pelo, tutto. Così il loro progetto di traversata è terminato sul nascere.

Si guardano muti e sanno già tutto: bisogna scendere, ma prima c'è l'incognita del difficile, freddo bivacco. Si scambiano poche parole. Poi il silenzio è rotto solo dal vento e dalle piccozze che scavano il ghiaccio. Si muovono continuamente, ogni tanto si smanacciano, si scazzottano anche: è l'unico modo per scaldarsi un po'. Sono demoralizzati. Niente da mangiare, nulla da bere… e nessuna sigaretta: è questo che irrita maggiormente Ermanno. Sono passati molti anni, ma Icio, Elio ed Ermanno, ancora sorridono di quell'irrisolto mistero del saccone precipitato… con tutte le sigarette, maledizione!

Una raffica più forte e si plana verso il Cerro Torre. Come in un flash back ritroviamo Elio ed Ermanno che bivaccano sotto la parete terminale. E' la loro prima volta in Patagonia - la via Maestri è stata ripetuta solo da Bridwell e Brewer. Non hanno sacco a pelo, né viveri, né da bere, ma Elio ha risparmiato dei pezzetti di cioccolato: li divide con l'amico. Allora la bufera impedì la cima, ma Ermanno ricorderà per sempre il "calore" di quel po' di cioccolato…

Un impercettibile movimento d'ali fa cambiare ancora scena. Siamo all'anno dopo, giusto in tempo per scorgere Icio ed Ermanno in cima al Torre. Poi, ancora una raffica, ci spinge in avanti. Si vedono Icio, Andrea e Paolo che consolano Ermanno, disperato per i ramponi persi nel vuoto. E ancora Icio che infila i guanti alle mani semi congelate del compagno. Dopo un attimo, li scorgiamo tutti e quattro sulla cima. E' la prima storica invernale del Torre. Con lenti giri, li seguiamo nella discesa, difficile, penosa, fino al campo base dove spalano la neve che ha sepolto le tende. La colonna sonora è quella della Patagonia, l'azione quella del gruppo.

Quante volte l'urlo del vento ha spazzate via le stelle? Quante volte i dubbi degli uomini hanno raggiunto il condor in volo?

"Dai partiamo". Fuori la tempesta ancora impazza. Ma Ermanno insiste: qualcuno deve pur rompere l'attesa. E' tutto già visto, già vissuto. Le innumerevoli ritirate come le intuizioni premiate dal cielo terso o dalla cima raggiunte. Così l'inutile "Te l'avevo detto" ciascuno se lo risparmia, tanto è scontato e già sentito.

Nel suo continuo volo il nostro testimone alato ha visto le fatiche, le gioie, le attese. Dopo giorni d'immobilità in parete, ha sentito i "Mai più!" pensati e a volte detti o urlati nel frastuono della bufera. Ha scorto Andrea che guarda incantato la Est del Torre e la indica agli altri come un sogno da percorrere. Ha seguito gli sforzi e le fatiche lungo il ghiacciaio. Ha assistito alle partenze. Ai ritorni con la cima e quelli a mani vuote. Ha visto infrangersi sogni e vite. Ha udito le lacrime. Con gli occhi ha soppesato gli enormi zaini. Ha visto i fratelli di corda, Elio ed Icio, con carichi pazzeschi, salire lenti e inesorabili sul ghiacciaio e in parete. Ha intuito lo sguardo di Elio, perso nell'orizzonte della memoria, mentre accoglieva i suoi nuovi compagni in cima al Fitz Roy. Ammirato, ha sorriso all'entusiasmo di Ermanno e alla tecnica di Andrea.

Il loro è uno stile messo a punto da un'immensa passione che si sposa con l'estrema capacità di resistere a tutto e a tutti. E’ un sentire forgiato dall’urlo del vento. E’ una Patagonia vissuta con tanti compagni. E' un'infinita storia: sempre alla ricerca del mistero della Patagonia e degli uomini. Di quella magia, già vissuta, a cui sembra davvero impossibile rinunciare.

martedì 14 luglio 2015

domenica 5 luglio 2015

sabato 27 giugno 2015

sabato 20 giugno 2015

GIANLUIGI ROCCA

Gianluigi Rocca



Un Grande uomo e artista. 
(non sono foto ma suoi dipinti)

Gianluigi Rocca nasce nel settembre 1957 a Larido di Bleggio.
Figlio di un contadino trascorre un’infanzia solitaria dedicandosi
ancor giovanissimo, con una spiccata e naturale attitudine,
all’esercizio della pittura e al disegno. Frequenta l’Istituto d’arte
di Trento. Dopo la scuola fa il pastore, manovale, il taglialegna e
nel 1975 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si
laurea nel 1979. D’estate fa il guardiano di vacche nelle malghe
delle montagne del Brenta e dell’Adamello. Dopo gli studi
seguono una serie di viaggi e soggiorni a Roma, Parigi, Madrid, 
Saint Marie de la Mer in Provenza.

lunedì 15 giugno 2015

PASSEGGIATA SUL MONTE CASALE


Non l’avevo mai percorsa questa ferrata e devo dire che merita molto il suo tracciato su una parete veramente incredibile.

FERRATA CHE GUEVARA.
Via ferrata intitolata al rivoluzionario Cubano, l’itinerario supera il versante est della grandissima parete del Monte Casale nel suo margine meridionale. Il tracciato, a esclusione della prima parte, dove ci sono alcuni salti verticali, si snoda tra placche levigate, canali e cenge. Questa via attrezzata, tecnicamente non molto impegnativa, richiede buoni doti alpinistiche, preparazione fisica e atletica. L’itinerario supera un dislivello totale di 1380m, arrivando a quota 1630m della cima del Monte Casale.

SERA 22 GIUGNO

La serata che terrò sarà diversa dal solito. Non solo montagna. Con immagini racconterò la storia di Mirtillo intercalata da video di arrampicata e qualche flash di Patagonia.

lunedì 8 giugno 2015

CIAO WALTER



WALTER GIORDANI

Ciao Walter. Grazie dei viaggi dove mi hai portato anche se solo virtualmente. Walter se n’è andato con il suo aliante, la sua passione. L’avevo conosciuto qualche anno fa quando avevo bisogno di immagini aeree delle Dolomiti di Brenta. Si era reso molto disponibile in questo. Avrei voluto fare anch’io il corso per aliante e lui mi diede tutte le informazioni al riguardo ma poi avevo rinunciato e ho solo continuato a seguire il suoi fantastici voli che trovavo su youtube. Walter era uno stimato ingegnere ma nel volo ricercava un contatto forte ed esclusivo con la natura, con le nostre straordinarie montagne.